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Periostite tibiale, una temibile lesione ossea

di David Valenzuela Díaz

In questo articolo tratteremo la periostite tibiale, una lesione che ogni runner dovrebbe temere perché è causa di frequente dolore alla tibia, l’osso che comunemente conosciamo come stinco. Si tratta di una lesione o patologia tipica dei runner, principalmente dei runner di fondo.

La periostite tibiale è una lesione ossea invalidante, dolorosa e che non guarisce rapidamente. Recuperare completamente da una periostite tibiale può richiedere, come minimo, 50 giorni senza correre. Non sorprende, quindi, che chi ha sofferto almeno una volta di periostite tibiale affermi con decisione che si tratta di una temibile lesione.

Il dolore agli stinchi è uno dei sintomi della periostite tibiale
Il dolore allo stinco (tibia) può essere un sintomo di periostite tibiale.

Il sovrallenamento, una delle cause abituali della periostite tibiale

A ottobre arriva un appuntamento sportivo molto importante per atleti élite ma anche per migliaia di runner popolari: la Mezza Maratona di Valencia.

Una mezza maratona, con i suoi poco più di 21 chilometri, è una distanza che richiede già una preparazione specifica e che non dovrebbe essere affrontata senza un allenamento adeguato. Basta un dato per capire chiaramente il motivo per cui si tratta di una prova impegnativa: i 21 chilometri e 97 metri di una mezza maratona comportano circa 42.000 impatti in media per qualsiasi runner.

I sovraccarichi muscolari e il sovrallenamento possono causare periostite tibiale.
L’azione di correre comporta impatti che richiedono una buona tecnica di corsa e una muscolatura adeguata e preparata. Nell’immagine l’atleta olimpica Elena Loyo.

Molti runner partecipano alla mezza maratona di Valencia come parte dell’allenamento in vista della maratona di Valencia, che di solito si tiene tra 5 e 6 settimane dopo.

Uno dei maggiori errori che si commettono nel percorso di preparazione a una maratona è l’eccesso di allenamento o sovrallenamento. E uno dei rischi del sovrallenamento è soffrire di periostite tibiale, una lesione abbastanza comune tra i runner di fondo popolari che commettono l’errore di effettuare allenamenti a intensità e volumi elevati e inadeguati senza avere la muscolatura adeguata per questo.

Ancora una volta, dobbiamo ricordare l’importanza del lavoro di forza per avere la forza e la stabilizzazione necessarie in caviglie, gambe, fianchi e muscoli centrali per garantire che le gambe siano preparate a sopportare gli sforzi ripetitivi e gli impatti che comporta la corsa.

La periostite tibiale può essere prevenuta con un adeguato lavoro di forza.
L’atleta Jaume Albaráñez in una sessione di allenamento di forza.

Cos’è la periostite tibiale?

Per definizione, una periostite tibiale (conosciuta in termini medici come ‘sindrome da stress mediale della tibia’) è un’infiammazione del periostio, cioè della membrana che riveste la tibia sulla superficie esterna e la unisce ai gemelli, ai tibiali anteriore e posteriore e ai peronieri.

Le ossa hanno una struttura spugnosa progettata con trabecole, che hanno la funzione di ammortizzare e ridistribuire i carichi dell’impatto contro il suolo, generando un sistema di ammortizzazione e assorbimento della forza che migliorerà la biomeccanica e l’assorbimento degli urti tra le ossa durante l’azione di corsa.

La periostite tibiale è causata dall’infiammazione della membrana che riveste l’osso della tibia, il periostio. Quando c’è un’infiammazione del periostio si verifica un cattivo assorbimento dei carichi e una lesione microscopica a livello osseo che può trasformarsi in una fessura o una frattura da stress. Cioè, ad ogni impatto l’osso si lesiona con l’importanza che ha a livello biomeccanico e funzionale, poiché è la struttura che deve sopportare tutto il peso della deambulazione. E inoltre è la struttura dove si uniranno tutte le parti biomeccaniche e strutturali del corpo umano.

Il lavoro di forza è fondamentale per prevenire la periostite tibiale
Il lavoro di forza è necessario per prevenire lesioni come la periostite tibiale.

L’osso è una struttura viva e molto vascolarizzata che ad ogni impatto che ne lesiona la superficie attiva situazioni metaboliche che generano nuovo osso, ciò che nel mondo dello sport chiamiamo rimodellamento osseo, che in condizioni normali migliora e rende l’osso più forte ma che in condizioni patologiche e infiammatorie lo lesiona.

La periostite tibiale è una lesione che inizia in modo lieve, con dolore alla tibia o alle tibie quando si finisce di correre; la sua evoluzione, in caso di mancata correzione dell’impatto e dell’ammortizzazione, fa sì che il dolore diventi sempre più frequente e fastidioso durante l’allenamento e anche dopo l’allenamento. La periostite tibiale evolve con un’infiammazione e un dolore molto acuto sulla tibia che diventa così invalidante che ci sono atleti che non riescono nemmeno a camminare.

Fattori che possono influenzare l’insorgenza della periostite tibiale

Normalmente una periostite tibiale è indicativa di un problema biomeccanico strutturale. Può essere la conseguenza di una gamba corta, un problema originato durante la crescita o durante l’adattamento sportivo per fattori intrinseci come contratture muscolari o accorciamenti delle catene muscolari, il che genera ciò che in fisioterapia è conosciuto come una gamba corta. Ci sono anche fattori come la crescita eccessiva e asimmetrica delle ossa; per esempio, una persona con un femore più lungo dell’altro si troverà ad affrontare il fatto che, al momento di assorbire gli impatti, la gamba corta assumerà più carico e questo genererà dolore nella zona tibiale.

I principali fattori che possono influenzare l’atleta a subire una perdita di ammortizzazione e che ciò generi una periostite tibiale sono:

  1. Atleta al di sopra del peso salutare o in sovrappeso.
  2. Atleta che soffre di alterazioni al piede, sia in valgo che in varo, che influiscono direttamente sulla ricezione del peso corporeo durante l’impatto.
  3. Atleta con un problema biomeccanico strutturale per avere una gamba più corta.
  4. Atleta con una cattiva tecnica di corsa.

In relazione ai 4 punti precedenti, vedremo di seguito le chiavi per migliorare l’impatto e ottenere la rieducazione necessaria affinché le tibie sopportino più carico.

  • Atleta al di sopra del peso salutare o con sovrappeso.
    • Ogni atleta deve essere nel suo peso ottimale e lavorare in modo aggiuntivo con esercizi di forza che migliorino i modelli di movimento e aiutino l’atleta ad avere la forza per sostenere la competizione.
  • Atleta che soffre di alterazioni al piede, sia in valgo che in varo, che influiscono direttamente sulla ricezione del peso corporeo durante l’impatto.
    • Ogni atleta dovrebbe avere un fisioterapista e un podologo di fiducia che aiutino a migliorare la muscolatura intrinseca del piede e generino uno studio biomeccanico della corsa e del piede al fine di migliorare l’ammortizzazione dell’impatto attraverso il lavoro intrinseco della muscolatura del piede.
  • Atleta con un problema biomeccanico strutturale per avere una gamba più corta.
    • Generare uno studio biomeccanico e radiologico per assicurarsi che l’atleta non abbia un’anomalia strutturale che condizioni in modo quantitativo e qualitativo una vera gamba corta. In caso di gamba corta reale avremo bisogno di un podologo che generi una soletta che corregga la dismetria.
  • Atleta con una cattiva tecnica di corsa.
    • L’atleta necessita di una buona tecnica di corsa affinché il processo di ammortizzazione ad ogni impatto della falcata durante la competizione abbia un buon assorbimento dei carichi e non generi un’infiammazione della tibia che possa sfociare in una frattura ossea.

Consigli per prevenire la periostite tibiale

La mia esperienza come fisioterapista mi permette di indicare i seguenti consigli per prevenire la periostite tibiale.

  1. Rivolgersi al fisioterapista per ottenere una valutazione biomeccanica della gamba e del piede per poter accertare se esiste una predisposizione strutturale a soffrire di periostite tibiale.
  2. Idroterapia. Lavoro fisico in acqua per diminuire i carichi.
  3. Lavoro con bicicletta ed ellittica per ridurre l’impatto.
  4. Lavorare sulla forza. Bisogna prendere molto sul serio il lavoro in palestra per migliorare i modelli di forza e garantire che la muscolatura sia preparata agli impatti.
  5. Migliorare con un fisioterapista il tono muscolare in relazione ai modelli di deambulazione.
  6. Avere mobilità nell’anca e nel ginocchio che migliori la possibilità di impatto della caviglia.
  7. Eliminare la tensione muscolare al tibiale anteriore e tibiale posteriore che sono muscoli che influenzano direttamente la pressione della tibia.
La periostite tibiale richiede trattamento fisioterapico
Il fisioterapista David Valenzuela nel suo studio con l’ultramaratoneta Iván Penalba.

La periostite tibiale è una lesione a cui troppo spesso non viene data la dovuta importanza con la comparsa dei primi sintomi. Il problema con la periostite tibiale è che quando le si dà importanza perché il dolore è già intenso o inizia a essere invalidante, è quando la lesione è già entrata in una fase in cui impedisce di continuare a correre perché ogni nuovo impatto comporterà un peggioramento.

 

David Valenzuela Díaz Fisioterapista presso BOX55

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David Valenzuela Díaz

Fisioterapista presso BOX55

David Valenzuela Díaz è diplomato in fisioterapia presso l'Universidad Cardenal Herrera CEU e ha un Master in valutazione, fisioterapia e riatletizzazione sportiva presso l'Universidad de Valencia. È CEO di BOX55 Fisioterapia y Academia SL, di BOX55 Academy e di Valobando SL Functional Biomechanical Analysis.

David Valenzuela, CEO di BOX55

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