
Tendinopatia, una lesione 'infernale'
di David Valenzuela Díaz
Tendinopatia e Badwater 135, cosa possono avere in comune una lesione e una gara? Secondo me, che entrambe sono un inferno.
Nel mese di luglio si svolge la Badwater 135, conosciuta anche come la gara dell’inferno per essere una delle prove di ultrafondo più dure al mondo (forse la più dura) per le terribili condizioni di caldo (sfiorando e persino superando i 50 gradi) che regnano durante il percorso di 217 chilometri.
Nel mondo delle lesioni, come tra le gare di ultrafondo, ce ne sono alcune che possono essere considerate un inferno. Una di queste, posso affermarlo dopo molti anni di esperienza come fisioterapista, è la tendinopatia, sia achillea che rotulea.
Tendinopatia achillea e tendinopatia rotulea, lesioni molto temute dai runner
La tendinopatia è, in breve, un’infiammazione del tendine. Si tratta di una lesione molto temuta dagli sportivi, specialmente dai corridori e dalle corridrici. E il motivo per cui è così temuta è che per superarla bisogna passare attraverso un inferno; un inferno che finisce per presentare il conto sia sul piano fisico che su quello mentale.
Sia la tendinopatia achillea (chiamata anche tendinopatia dell’Achille), che colpisce il tendine dei gemelli e del soleo, sia la tendinopatia rotulea, che colpisce il tendine del quadricipite nell’inserzione della tibia, sono lesioni che condannano lo sportivo al bacino di carenaggio.

In questo articolo analizzeremo i motivi per cui si tratta di una lesione così difficile e complicata da risolvere.
Ogni volta che c’è una lesione tendinea è una conseguenza e raramente è la causa, quindi bisogna scoprire quale situazione biomeccanica o dell’allenamento ha generato quel disturbo.
La tendinopatia non è una lesione di cui si possa determinare con data e ora il momento in cui è avvenuta. È una lesione che può manifestarsi da un giorno all’altro; un giorno stai bene e il successivo ti fa male come se ci fosse un inferno nell’inserzione del muscolo.
Segnali che possono avvisarci di una tendinopatia
Ci sono una serie di segnali che possono avvisarci di una tendinopatia. In molte occasioni succede che lo sportivo ignori questi segnali che chiaramente possono indicare che la struttura sta soffrendo. E questi segnali sono:
- Stanchezza generalizzata. Il riposo è la base dell’allenamento.
- Dolore alle articolazioni utilizzate nella disciplina di corsa in cui si compete.
- Debolezza muscolare negli arti inferiori.
- Sensazione di dolore muscolare al mattino che migliora dopo un po’ con il movimento.
- Deficit propriocettivo (instabilità articolare) delle articolazioni.
- Dolore prima dell’esercizio che scompare quando ti alleni e poi riappare.
Domande frequenti sulla tendinopatia
Quando si parla di tendini sorgono sempre molte domande. Una di queste è: Perché il tendine è una struttura così speciale per una persona che corre?; un’altra è: Perché il tendine impiega così tanto a recuperare?
Rispondiamo alla prima delle domande: Perché il tendine è una struttura così speciale per il running? La struttura tendinea è super speciale per due ragioni:
- È la struttura che amministrerà la forza meccanica del muscolo all’osso per poter esercitare il movimento, essendo una struttura non elastica.
- È una struttura con metabolismo lento e poco vascolarizzata, quindi, il sistema immunitario una volta lesionato non ha un apporto in grande quantità e tende a guarire peggio.
Per quanto riguarda la domanda sul perché un tendine impieghi così tanto a recuperare, bisognerebbe iniziare chiarendo che il tendine è una struttura con un metabolismo lento che si occupa di amministrare carichi e che ha bisogno del movimento per guarire; fare riposo e non muoversi è la scelta peggiore perché il tendine ha bisogno di stimoli meccanici per accelerare la sua autocura e recuperare in modo efficace.
In caso di riposo il muscolo si indebolisce obbligando il tendine a soffrire più del dovuto e danneggiandolo ogni volta che si realizza uno sforzo per il quale non è preparato perché è costretto a essere protagonista del movimento.

Un tendine impiega tempo a guarire perché la distruzione di collagene dopo uno sforzo è maggiore della sintesi di collagene, che si produce circa 24/48 ore dopo l’esercizio. Cosa significa questo? Che se facciamo esercizio ad alta intensità tutti i giorni saremo sempre nel processo di distruzione di collagene e non arriveremo mai alla sintesi di collagene necessaria per guarire e recuperare quel tendine.
Quindi, dopo un esercizio ad alta intensità dobbiamo realizzare esercizi a bassa intensità durante le successive 72 ore affinché il tendine non soffra. Se aggiungiamo la scarsa vascolarizzazione della struttura, con questo tipo di allenamento genereremo la situazione perfetta per il recupero di questo tendine, dato che trascorso questo tempo la sintesi è maggiore della distruzione di collagene, permettendoci di aumentare l’intensità dell’allenamento 3 giorni dopo l’ultimo carico di allenamento alto.
Se siamo capaci di rispettare queste 72 ore tra allenamenti ad alta intensità, otterremo il tempo necessario affinché il tendine si recuperi in modo corretto.
Ma cosa succede se non rispettiamo questo tempo? Che il tendine si lesiona e quando il tendine si lesiona può farlo in 2 modi: infiammandosi o destrutturandosi.
Tipi di tendinopatie: tendinite e tendinosi
La prima cosa che dobbiamo differenziare è se il tendine è infiammato o destrutturato. Se il tendine è infiammato, si chiama tendinite; e se il tendine è destrutturato, si chiama tendinosi. Quest’ultima, la tendinosi, è una tendinopatia più grave della tendinite perché la destrutturazione del tendine può generare la rottura completa.
Non si affronta dal trattamento fisioterapico allo stesso modo una tendinosi e una tendinite. Nel caso della tendinosi, non essendo la struttura completa per generare forza, non può amministrare carichi; nel caso della tendinite, l’infiammazione molte volte è buona per attivare il sistema immunitario, per guarire, quindi bisogna rispettarla.
A seconda del tipo di tendinopatia e sempre valutata da diagnosi medica con ecografia e diagnosticata da fisioterapista specializzato in sport e in riadattamento sportivo, dobbiamo differenziare quali tipi di esercizi sono buoni in ogni caso.

Se la lesione è un’infiammazione, il fisioterapista deve rispettarla e creare una batteria di esercizi che dopo valutazione biomeccanica mediante applicazioni come VALOBANDO generi una pianificazione di esercizio specifica per ogni sportivo; questi esercizi dovranno sempre essere nella linea di fare un lavoro eccentrico che migliori la situazione delle fibre del tendine.
Se la lesione è una destrutturazione, il fisioterapista deve controllare i carichi e fare trattamento specifico per il miglioramento del tessuto tendineo.
Il freddo è controindicato nei processi di tendinosi perché impedisce al sistema immunitario di avere la capacità di andare a guarire a causa della sua vasocostrizione. Tuttavia, nei processi di tendinite, è buono applicare ghiaccio alla fine della giornata per riuscire a togliere dolore dopo l’allenamento, dato che il ghiaccio ha effetti analgesici.
Le terapie con calore sono indicate per due ragioni:
- Migliorano il sistema immunitario e l’apporto di sangue alla zona.
- Danno temperatura al tendine per migliorare la parte cinematica del tendine.
Consigli per non soffrire di una tendinopatia
Il modo migliore per controllare una tendinopatia è non generarla, quindi cosa deve fare un corridore per non soffrirla?
- Realizzare esercizi specifici per ogni sportivo in modo obiettivo ed efficace valutati con l’applicazione VALOBANDO (ne parleremo nel prossimo post).
- Rivolgersi al medico per valutazione ecografica e al fisioterapista per controllo ecografico dei tendini coinvolti nella marcia.
- Rivolgersi al fisioterapista per trattamento mediante terapia manuale e tecniche fisioterapiche per togliere tono alla muscolatura sovraccaricata.
- Avere un buon programma di allenamento con professionisti dello sport e un buon programma di recupero con fisioterapisti specialisti in lesioni sportive.
- Avere una buona alimentazione ricca di proteine e vitamine.
- Non ignorare i segnali menzionati precedentemente che potrebbero indicare che la struttura stava soffrendo.
Il modo migliore per prevenire una tendinopatia è non soffrirla, ma se si soffre di una lesione tendinea, è super importante che lo sportivo sappia che si trova di fronte a una lesione di lento recupero e deve sapere che questo metterà alla prova la sua forza mentale perché bisogna accettare con rassegnazione il tempo necessario per il recupero totale e ottimale.
La parte mentale in una lesione tendinea è fondamentale affinché lo sportivo possa tornare a praticare sport in modo salutare. La tendinopatia ha un periodo di guarigione di, più o meno, 1 anno di evoluzione, essendo super importante il trattamento continuato anche se non esiste più dolore, dato che molte volte una lesione del tendine non implica dolore.
Il caso di Iván Penalba
In BOX55 ci prendiamo cura di Iván Penalba da ormai 6 anni. Viste le competizioni così estreme che affronta, come nel caso della Badwater 135, abbiamo sempre temuto che potesse soffrire di una tendinopatia perché per uno sportivo come lui potrebbe essere un inferno maggiore di quello che rappresenta una gara come la Badwater 135 (Iván Penalba è arrivato secondo nella sua prima partecipazione alla Badwater 135 nel 2022).

I carichi che sopporta uno sportivo possono venire da molti parametri: distanze, forza, impatto, velocità, terreno e persino situazioni metaboliche. Per questo è molto difficile modificare e controllare carichi in uno sportivo come Iván Penalba, che quando realizza 217 chilometri a 50º nella Valle della Morte genererà circa 400.000 impatti di media.
Portare il corpo e in questo caso concreto i tendini a una situazione di carico così estrema richiede molto allenamento, forza mentale e, soprattutto, prevenzione.
Iván Penalba non potrebbe fare quello che fa senza un gruppo di fisioterapisti che lo curano giorno per giorno e pianificano sessioni di recupero e di cura dei suoi tendini durante tutta la sua stagione.
Puoi leggere altri articoli relativi a lesioni che preoccupano i runner nel nostro blog. Se ti interessa, puoi sapere di più sulla lombalgia nell’articolo intitolato “Lombalgia, la lesione del bel tempo”. Se il tuo interesse è in relazione alla lesione degli ischiocruali puoi trovare più informazioni nell’articolo “Rottura degli ischiocruali, lesione da temere”. Altri articoli di interesse possono essere “Consigli per prevenire la lesione dei menischi” o “3 regole d’oro per prevenire la distorsione della caviglia nel trail running”.


Testo per 42K di:
David Valenzuela Díaz
Fisioterapeuta en BOX55
David Valenzuela Díaz es diplomado en fisioterapia por la Universidad Cardenal Herrera CEU y Máster en valoración, fisioterapia y readaptación deportiva por la Universidad de Valencia. Es CEO de BOX55 Fisioterapia y Academia SL, de BOX55 Academy y de Valobando SL Functional Biomechanical Analysis.
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